Educazione della Vergine

Carlo Maratti detto "Maratta"

Tecnica

Olio su tela

Dimensioni

84 x  97 cm
Disponibile

Il dipinto è una buona replica di bottega, in formato rettangolare, di una celebre composizione di Carlo Maratti in formato ottagonale, nota attraverso alcuni disegni preparatori, una copia attribuita a Giacinto Calandrucci e il prototipo, recentemente riemerso e confluito in collezione privata inglese.

Il dipinto documenta la prassi della bottega marattesca di eseguire più repliche di una stessa composizione, talora introducendo piccole variazioni, come in questo caso, sotto la diretta sorveglianza del maestro.

L’originale, datato 1676, è stato riconosciuto come opera del Maratta dal sottoscritto, cui fu segnalato dalla casa d’aste viennese im Kinsky, riportando tale parere nel catalogo della vendita del 28 novembre 2013, ove l’opera fu esitata. Successivamente l’attribuzione è stata confermata da Stella Rudolph, come segnalato nel catalogo d’asta di Bonham’s che ha messo nuovamente in vendita l’opera a Londra il 9 luglio 2014.

Una copia del dipinto, sempre in formato ottagonale ma leggermente allargata sui vari lati, è confluita nelle collezioni della Cassa di Risparmio di Pesaro (olio su tela, cm. 90 x 106). In precedenza era passata in asta a New York, Parke Bernet, il 6 marzo 1975 (lotto 155), come opera di Maratti e con tale attribuzione fu acquistata dalla fondazione pesarese nel 2005, con provenienza dal mercato antiquario italiano. Recentemente questo dipinto è stato pubblicato nel catalogo delle collezioni della fondazione bancaria marchigiana e attribuito da Anna Maria Ambrosini Massari a Giacinto Calandrucci, in base ad una segnalazione di Stella Rudolph (Palazzo Montani Antaldi. Le collezioni d'arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro. Dipinti e sculture, ceramiche, disegni e incisioni, a cura di A. M. Ambrosini Massari, Ancona 2013, n. 34, pp. 118-119). Tale attribuzione tuttavia non ha riscontri stilistici e documentari con la produzione del pittore palermitano. Esso è siglato sulla balaustra "C. M. / 1676", come era stato indicato correttamente nel catalogo d’aste del 1975, e non 1656 come riportato nella scheda del volume sulla raccolta, mentre in basso a destra è scritto per esteso con grafia otto-novecentesca "Carlo Maratti".

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